Descrizione
Il paese conta 1069 abitanti e dista soltanto 15 Km da Campobasso, capoluogo regionale. La lontananza dalle grandi vie di comunicazione e la totale mancanza di industrie hanno consentito al paese di conservare assolutamente integro il patrimonio ambientale che, di fatto, costituisce una vera e propria riserva naturale, come del resto l'intera Valle del Tammaro.
E' sito su un colle a circa 627 metri sul livello del mare sovrastata da una collina, la Torretta a m. 818 (s.l.m.).
Abitanti: 985
Densità: 41 abitanti/km²
Superficie: 23,90 km²
Altitudine: 621 m s.l.m.
Latitudine: 41° 27' 25,92'' N
Longitudine: 14° 38' 30,12'' E
La sua posizione è tra quelle più felici rispetto ai paesi circostanti con i quali confina: Cercepiccola a sud – est; Mirabello a nord: Vinchiaturo a nord – ovest; Guardiaregia a ponente; Sepino a sud – ovest.
L’aspetto del paese è lindo e allegro. Il corso principale, via Roma, è largo e ben asfaltato e confluisce in piazza Libertà dove sorge il Municipio, una volta dimora marchesale.
Cara ai Sangiulianesi è l’ipotesi dell’origine romana del paese.
Per alcuni il fondamento storico di questa ipotesi consiste in una iscrizione lapidea che il Carabba (Lanciano 01/10/1854 – 26/06/1924) scoprì in una masseria diruta pertinente ai sigg. De Nigris in contrada Santa Margherita, a mezzo miglio dall’abitato.
L’iscrizione venne studiata ed illustrata dal chiarissimo Bartolomeo Borghesi (Savignone sul Rubicone 1781, San Marino 1860. Fu il principale degli epigrafisti latini prima del Momsen che lo considerò suo maestro) ed è del seguente tenore:
"C. NERATIO FUF/ DIO PRISCO/ FUFIDI ATTICI/ C.V.Q. DES FIL/ NERATI PRISCI COS// NEPOTI ACCI IULIA/ NICOS PRNEPOTI/ MUNICIPES SAEPI/ NATES";
Ci dice che Caio Neratio Fufidio Prisco della stirpe dei Neratii sepinati ebbe per bisavolo Accio Luliano Console. Di questo console le istorie tacciono; ma i cittadini del luogo ritengono che egli dovesse possedere in quei paraggi una villa che al tempo che la città di Sepino era municipio Romano.
In contrada crocella del comune di San Giuliano del Sannio ai confini con il territorio di Sepino si conservano cospicui resti di strutture murarie antiche... Le strutture conservate sono costruite con la tecnica dello opus reticulatum e dell’opus mixtum...; la sua parziale conservazione è avvenuta grazie all’accorpamento in due piccoli edifici rurali… nei quali risultano inglobati alcuni elementi lapidei antichi..”
Doveva trattarsi di una villa destinata al soggiorno anche temporaneo dei proprietari del fondo: la gens Neratia, appunto, che godette di enorme prestigio in tutta l’età imperiale e contribuì al decoro e al potenziamento del proprio municipio di origine.
Le epigrafi ritrovate sono le seguenti:
-" CIL IX 2451 (trovata in sito contada Santa Margherita – odierna Crocella – attualmente davanti al municipio di San Giuliano)
C. NERATIO FUFI
DIO PRISCO
FUFIDI ATTICI
C.V.Q. DES FIL
NERATI PRISCI-COS
NEPOTI ACCI IULIA
NICOS PRONEPOTI
MUNICIPES SAEPI
NATES"
- "CIL IX 2452 (trovata in situ ma erroneamente ritenuta proveniente da Saepinu, cf. CIL, ad num., attualmente davanti al Municipio di San Giuliano)
C – NERATIO – FV
FIDIO – ANNAIANO
FUFIDI – ATTICI C – V
Q – DES – FIL –
NERATI – PRISCI COS
NEPOTI
ACCI – IVLIANI – COS
PRO NEPOTI
MUNICIPES – SAEPINAT
ES"
In ambedue è inciso il nome di Accius Iulianus, importante personaggio dell’età traianea, al quale si vorrebbe ricollegare l’attuale toponimo di San Giuliano.
- Un’altra epigrafe è murata nel muro posteriore della chiesa parrocchiale di San Giuliano certo proveniente dalla villa:
"C – FUFIDIO AT
TICO E M V
C FUFIDIVIS AT
TICUS V C COS FI
LIVS – ET NERATI
A – MARVILLINA
C F NORVS"
- Un’altra ancora CIL IX 2453, murata in un edificio a sinistra della chiesa parrocchiale di San Giuliano, anch’essa certo proveniente dalla villa:
"C NERATIO FVFI
DIO ATTICO
C – V COS – FIL C – P"
“…mentre l’iscrizione 2450 si configura come una dedica privata, delle restanti, almeno due, (2541 e 2452) sono dediche poste da Municipes Saepinates in onore dei fratelli Priscus, Annianus e Atticus.
Questo fatto è estremamente interessante e indicativo del tipo di rapporto ideologico esistente tra la villa, (sede privata) e le dediche decise da Senato municipale di Saepinum, (quindi pubbliche).
Questo fenomeno può essere messo senz’altro in relazione con le trasformazioni politiche e sociali avvenute nel corso del II secolo: con il progressivo affermarsi del latifondo la concentrazione della ricchezza cadeva nelle mani di una ristretta cerchia di possessores e, rompendo gli equilibri, attribuiva di fatto a costoro autorità e potere al di fuori delle precedenti consuetudini costituzionali. In questo senso si potrebbe attribuire alla villa di San Giuliano almeno all’epoca delle dediche il valore di suburbanum di Sepino più che di semplicemente villa produttivo – residenziale” .
“Intorno a tale villa, in tempi meno remoti, sorse un piccolo villaggio di coloni e il paesello fu detto Oppidum Iuliani e più tardi Castrum Iuliani e più tardi ancora San Giuliano… noi crediamo poco a siffatta derivazione etimologica preferendo ritenere che il villaggio ricevesse il nome da una chiesa o romitorio preesistente dedicato a San Giuliano martire nei primi secoli del Cristianesimo”.
“ Conquistato il Sannio dalle armi romane piacque al Console L. Giunio di rimanere sulla terra Hoppidum Horatilium oggi San Giuliano, sita a fronte della capitale dei Congressi Sannitici, Sepino; comechè fosse il più bel villaggio per respirare aria salubre. E tanto gli andò a sangue quella residenza che, dal suo nome, l’appellò Hoppidum Iuli o Iulianum concedendo a quei coloni Horatilii molti privilegi tra quali quelli di dirsi Municipes Iuliani.
Di fatti, in una iscrizione ritrovata nel territorio di Boiano, capitale del Sannio, leggesi: Samnium Iulii.
Che l’Hoppidum Iulianum per l’amenità del suo sito fosse poi stato il luogo di residenza di molti consoli sanniti e romani si ha argomento a crederlo in quantochè ognun di essi laciò una memoria in quel castello.
E, per vero, la famiglia oggi dei Telesino si crede avesse tratto origine dal Console Ponzio Telesino; la famiglia oggi Iuliani dal Console Giulio; quella del Lupo dal Console Lupus; quella degli Albini dal Console Albinus; quella dei Niri o De nigris dagli antichi Neratiii come pure la fontana Iulia dal Console Giulio; il bosco Rutilio oggi detto Rudoli o Redole dal Console Rutilio; la fontana Marrulia Maruccia o Marrocina oggi chiamata Marruccia dal Console Marrulius o dal capo dei Marruccini, popolo dell’antico Sannio.
Intorno all’epoca alla quale possa rimontare la fondazione di questo comune torna inutile qualunque disquisizione perché converta dalla caligine dei tempi.
Ultima in ordine cronologico l’ipotesi di Michele Carroccia, che riprendendo la denominazione di oppi dum Iuliani rivendica per il centro sannita origini romane:
“Della presenza di un fundum Iulianum abbiamo notizia anche nella Tabula Alimentaria dei Liguri che nel 180 a.C. condussero nel Sannio, a nord di Benevento, circa 40.000 Liguri Apulani, per ripopolare le desolate contrade appartenute ai Taurasini.
Tale cimelio, del 100 d.C., rinvenuto nel 1833, in contrada Machhia di Circello, elenca i 19 pagi del territorio ed i relativi confini. Dal Perugini, storico della fine del secolo scorso, nella sua Monografia di Pontelandolfo apprendiamo che fundum Iuliani, poi Iuletum, secondo l’Alberti, oggi S. Maria di Gugleto, corrisponde alla contrada Iuliani, prima contrada Iulete ed al suo presente fontana Romana o Gugliete.
Questa straordinaria coincidenza fornisce, per analogia, la chiave di lettura per allargare le conoscenze sulle origini certe di S. Giuliano, oggi in agro di Vinchiaturo ed a ridosso sella Rocca, luogo con resti di importanti fortificazioni sannite. Quindi, attraverso gli uomini e la religione conserviamo, rispettivamente per S. Giuliano e Gugliete, il gentilizio Iuliani, casato che, più degli stessi Nerazi, lasciò il segno della sua presenza in queste contrade del Sannio”.
(Tratto da: "La parate dei fucilieri ed il culto di San Nicola a San Giuliano del Sannio" di Carmela di Soccio, Edizioni Enne)
Lungo il corso e in bella vista la fontana, il monumento più caro ai sangiulianesi del quale vanno fieri. Infatti prima che l’acqua arrivasse in casa la fontana mandava, giorno e notte dalle sue cinque cannelle, acqua fresca e leggera delizia e ristoro dei viandanti ma anche motivo di invidia per glia ltri paesi.
Un altro monumento storico è la teglia (il tiglio) un albero maestoso che dovrebbe avere secondo il si dice perlomeno 150 anni, sostitutivo di un altro tiglio del 1600. L’iscrizione murata accanto alla ex chiesa di S. Lorenzo (attuale teatro S. Lorenzo) testimonia questa ultima notizia:
A DI 17/ di feb/ 1616/ FU PIAN(N)/ TATA LA/TEGLIA
La teglia faceva parte della Porta di sopra poiché si trovava dinanzi alle finestre della Gendarmeria e serviva da osservatorio ai cosiddetti cecchini (tiratori scelti fuori delle mura).
Chi viene a San Giuliano del Sannio, anche per un solo giorno, resta sorpreso dalla purezza dell'aria, dalla freschezza delle fonti e dalla serenità che un paesaggio quasi incantato riesce ancora ad offrire.
Vi è anche un belvedere dove è possibile apprezzare maggiormente gli scenari indimenticabili che offre la Valle del Tammaro, specie quando l'inverno regala abbondanti nevicate che imbiancano i Monti del Matese.
Oltre alla Valle del fiume Tammaro e alla catena montuosa del Matese, molto interessanti da un punto di vista paesaggistico e naturalistico, grande rilevanza rivestono i boschi Mandrilli, Defensa e Redole.