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L'Associazione dei Fucilieri di San Nicola tra il dovere della verità e… il diritto a mentire - Bollettino 2004

di Angelo Cefaratti (*)

Da una bizzarra controversia tra Kant e Costant il dilemma per una divulgazione dell'attività associativa senza doppiezze e infingimenti

Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, che è un resoconto dell'attività dell'associazione nell'anno trascorso ma, al tempo stesso, un saluto affettuoso e sincero ai tanti sangiulianesi che vivono fuori dal natio dolce aere tosco, mi viene alla mente che in questi giorni (sono i primi di febbraio) di duecento anni fa, oramai cieco e abbandonato dalla lucida razionalità del suo pensiero, la parca chiamava a sé uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi: Immanuel Kant.


Parlare di lui e della sua opera è uno sproloquio al qual non voglio indulgere. In primo luogo perché non ne sarei all'altezza, secondariamente perché nella vita di quest'uomo si disvela una ricchissima aneddotica che, unitamente alla polemica che lo vide contrapposto all'inquieto e donnaiolo Constant, mi fornisce lo spunto per le considerazioni che succintamente intendo svolgere in questa sede.

Penso alle abitudini ossessivamente ripetitive e rigidamente cronometrate del filosofo prussiano: la levata mattutina sempre alle cinque, l'uscita pomeridiana per la consueta passeggiata nei dintorni dell'amata Konigsberg, la puntualità con cui si recava all'università per tenervi le lezioni al termine delle quali era solito passare tra gli studenti del corso per ricevere, nel suo piattino, l'onorario (ogni paragone con i docenti, ordinari e associati, che albergano nelle nostre università è avvilente; le cattedre rendono molto, specie se lo stipendio della docenza costituisce un lauto arrotondamento agli onorari della professione, le conoscenze, invece, costano sacrifici e dedizione ; rinvio per un approfondimento alle doglianze del prof. Marzullo, decano dei grecisti italiani, che in un recente concorso per un posto di associato di letteratura greca constatava, con malcelatao sconforto, che su quaranta candidati tre, o al massimo quattro, erano capaci di leggere i testi classici!). Penso ancora alla capacità straordinaria di quest'uomo di dissertare di cosmo, conoscenza, estetica, morale e quant'altro, pur non essendosi mai allontanato dalla sua amata cittadina, quasi che per pensare ed operare in grande non sia necessario eleggere dimora in una metropoli ricca di stimoli e fervori culturali.

Con la sua “Critica alla ragion pura” Kant – com'è noto – costruì un perfetto sistema morale. Il motto “il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me” che poi divenne l'epitaffio vergato sulla sua tomba, ci riempie ancora l'animo di ammirazione e di riverenza, ma al contempo ci rende - dell'uomo e pensatore - la testimonianza più autentica della sua statura.

Ho detto della bizzarra polemica che lo contrappose al tribuno Benjamin Constant, sviluppatasi proprio sull'enunciazione di un imperativo categorico del filosofo prussiano: “il dovere morale ci impone di evitare la menzogna anche se a fin di bene”. Poniamo – per fare un esempio particolarmente eloquente – che un tiranno c'imponga, minacciandoci, di testimoniare il falso contro un innocente, per avere in cambio salva la vita. Per Kant il dovere morale ci impone di dire il vero ad ogni costo, anche se è il bene della vita come valore assoluto ad essere in gioco; e ciò perché nessun sospetto di doppiezza possa contaminare una società che si mostra virtuosamente trasparente, anche se nel suo seno si consumano le più atroci efferatezze. Costant, dal canto suo, testimone dell'esperienza sanguinosa della Rivoluzione Francese, attenua il rigidismo kantiano eccependo che un principio morale che obbliga a dire in assoluto la verità, renderebbe comunque impossibile una pacifica convivenza sociale. “Dire la verità è un dovere” , afferma il filosofo d'Oltralpe, nel suo “La libertà e la ragione”, ma subito dopo aggiunge “Ma che cos'è un dovere? L'idea di dovere è inseparabile da quella dei diritti: un dovere è ciò che, in un essere, corrisponde ai diritti di un altro. Dove non ci sono diritti non ci sono doveri. Dunque dire la verità è un dovere solo verso quelli che hanno diritto alla verità. Ma non ha diritto alla verità chi nuoce agli altri”. Sul piano teoretico il sarcasmo kantiano, tagliente come l'ossidiana, liquidò le obiezioni di Costant con poche e misurate parole, proprio perché in un sistema di imperativi categorici finalizzati al bene superiore della libertà, ogni relativismo ipotetico ( “ti rendo la verità se ne hai diritto”) contamina in radice l'obbedienza al verbo della legge morale.

Ma, indubbiamente, le obiezioni di Costant non sono del tutto scevre di qualche fondamento.

Mutatis mutandis , scusandomi con i miei pazienti lettori per la divagazione di ascendenza vagamente (e sottolineo l'avverbio) filosofica, dalla costanza abitudinaria e ossessivamente metodica del filosofo di Konigsberg, e dalla sua polemica sul valore assoluto o relativo del bene verità ingaggiata con il sanguigno Constant, ne traggo per l'Associazione preziosi suggerimenti e spunti di riflessione.

Primo. In un paese di mille anime qual è San Giuliano, il voler riunirsi per promuovere, arricchire e diffondere in futuro la tradizione dei fucilieri, testimonianza di un passato glorioso per la comune radice storica che unisce i padri e i figli, è sicuro indice di vitalità di valori della comunità locale. Anche da una piccola realtà, molto più piccola della cittadina prussiana, possono nascere grandi idee.

Non vi nascondo di provare un sentimento di gratitudine e commozione verso quei genitori che, assumendosi ogni responsabilità, fanno sfilare i propri figli alla testa della parata di maggio. E quest'ultimi in un dissimulato gioco d'infanzia, imbracciando i propri fucili di plastica, sfilano agli ordini del comandante della parata con piglio serioso ed encomiabile senso del dovere.

La radice dell'appartenenza ad una nobile tradizione che si connota di sacro (la processione del santo) e di profano (la scorta armata dei fucilieri, l'ordine militare all'elevazione del corpo eucaristico) e che trova da sé stessa accesso nell'animo del devoto cultore, non si giustifica per il perseguimento di un fine farisaico, quale l'intento di apparire per mostrarsi nei paramenti del fuciliere o di esser immortalato in una foto ricordo che rimarrà a memoria dei posteri. La radice dell'appartenenza rivendica una nobile discendenza che alteramente respinge ogni apparentamento con le più vili inclinazioni; essa è nient'altro che la personalità che ciascuno di noi esprime nella libertà delle scelte e nell'indipendenza dei fini.

Credetemi. Non sono poche le difficoltà che un'associazione non lucrativa, qual è la nostra, incontra nella sua attività ordinaria: anche quest'anno dobbiamo fare i conti con un bilancio dalle modeste risorse, eppure ci siamo proposti di realizzare una nuova divisa per i fucilieri, uno stendardo con il logo di recente rivisitazione, così come lavoriamo alacremente all'idea di allestire un museo del fuciliere che - ci auguriamo - costituirà vanto e lustro della nostra comunità. Orbene, nonostante l'impegno profuso dagli iscritti per far crescere l'associazione con iniziative, proposte migliorative e il fondamentale apporto individuale di opere e di idee, sento dire che il direttivo in carica ed il suo presidente vogliono cancellare la parata dei fucilieri dal calendario dei festeggiamenti. Che il fine perseguito dall'attuale gestione è quello di menar vanto al proprio operato. Che le novità introdotte con il nuovo corso sono in palese contrasto con la tradizione popolare…

Rimeditando la querelle che nel lontano 1797 oppose i due filosofi europei, confesso di essermi sentito spesso combattuto di fronte alla scelta tra l'evitare la menzogna a qualunque costo per il bene assoluto della verità in sé e il diritto a mentire al cospetto di coloro che non meritano di conoscerla. Spesso ho preferito contrastare le inclinazioni e le passioni dell'animo che ben avrebbero giustificato una bugia, e ho lasciato che l'amore per la verità s'imponesse su di esse. Ma ho l'impressione che di fronte a un tale atteggiamento mistificante il diritto alla verità, ovvero il diritto ad una comunicazione senza doppiezze sia una vana illusione. La formula di Costant diventa allora preziosa e memorabile. Più che le parole saranno i fatti a parlare nel prossimo futuro.

Grazie allora dal profondo del cuore a Claudio Salvatore e a Marco Varriano che con la loro recente adesione tributano onore e gloria all' Associazione dei fucilieri di S. Nicola e spazzano d'un colpo le menzongne di chi, nuocendo agli altri con il travisamento della realtà, dimostra di non aver diritto alla verità.

(*) Presidente dell'Associazione dei fucilieri di S. Nicola

Il vostro Presidente

Angelo Cefaratti




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