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I fucilieri di San Nicola - Bollettino 2003
Le suggestioni del simbolismo, il vincolo di appartenenza, le occasioni di testimonianza in un anno di attività dell'associazione
Il simbolismo, l'appartenenza, la testimonianza. In queste tre parole chiave è la sintesi dell'attività svolta nell'anno in corso dall'Associazione de "I fucilieri di San Nicola", che mi onoro di presiedere.
In uno dei miei recenti viaggi in terra di Andalusia, nel percorrere il non lungo tragitto che separa Cordoba da Granada, rimasi impressionato nel constatare le innumerevoli sagome nere raffiguranti il toro che si stagliavano, altère ed imperiose, nella distesa monotona delle coltivazioni di ulivo.
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 | I Fucilieri di San Nicola |
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Sagome che rividi, poi, attraversando la zona sudoccidentale intorno a Jerez de la Frontera.
Pensai, trovandone pronta conferma nella guida al nostro seguito, che il sentimento che lega gli andalusi al toro è contrastante: considerato il simbolo della propria terra e ammirato da tutti, l'animale è, al tempo stesso, allevato per morire nella corrida.
Ritornando con la memoria a quelle raffigurazioni di toros e alla carica fortemente simbolica dell'immaginario vita-morte da esse evocato, nella primavera di quest'anno, insieme all'amico Michele Losito, lavorammo all'idea di realizzare un simbolo del fuciliere che potesse essere intravisto con immediatezza da chiunque si affacciasse sulla piazza principale del paese: un simbolo imponente, ma pur sempre un simbolo del nostro amore per la tradizione dei fucilieri.
Fu a questo punto che la creatività e l'ingegno dell'amico artista, si unirono per realizzare quella suggestiva sagoma in legno, alta 15 metri, raffigurante un fuciliere nell'atto di esplodere un colpo con il proprio archibugio, che per la prima volta è stata esibita nella festa del Santo Patrono i giorni 8 e 9 maggio 2002.
E che dire poi del fazzoletto rosso legato al collo, simbolo nel simbolo, unica nota di colore della figura stilizzata, che sembra evocare la forza dirompente della fede esibita con temerarietà dai soldati di San Nicola.
Ma il simbolo deve trasfondersi in un oggetto, un'icona, una effige che rafforzi e renda testimonianza al vincolo di appartenenza espresso dalla comunità, quasi che il simbolo assurga a minimo comune denominatore del vivere quotidiano.
S'imponeva, dunque, l'urgenza di realizzare un nuovo logo - sublimazione del simbolo universale del fuciliere-sagoma - da riprodurre su una serie di gàdgets la cui realizzazione costituiva uno dei punti qualificanti del mio programma di insediamento.
Ancora una volta facevo ricorso all'estro artistico dell'amico Michele, il quale realizzava un logo che mi descriveva in questi termini: " Esso costituisce la sintesi visiva e significativa dell'intera festa del 9 maggio.
La stilizzazione di un fuciliere nell'atto di esplodere un colpo, protetto dalla sacra ombra del Santo Patrono San Nicola, entrambi avvolti dai colori comunali, sintesi perfetta dei luoghi della memoria, dei personaggi, dell'atto devozionale con i cromatismi di una festa unica nel suo genere.
La riconoscibilità immediata, la flessibilità del suo uso, confermata dall'utilizzo del bianco e nero e del colore, la chiara leggibilità dei caratteri del logo, garantiscono poi l'efficacia di questo mezzo comunicativo, volto a favorire la conoscenza non solo dell'antica tradizione dei fucilieri ma di un intero paese in tutto il mondo".
Senza indugiare decidemmo di riprodurlo su una serie di oggetti, cappellini, tappetini mouse, magliette estive da proporre al pubblico ed ai visitatori come gàdgets da acquistare in occasione della festività patronale dietro versamento di un contributo minimo.
Per l'occorrenza decidemmo di allestire un gazebo ed affidammo la promozione dell'oggettistica così realizzata a due graziose hostess.
L'iniziativa riscontrava un buon successo e quest'anno contiamo di ripeterla.
Infine, la testimonianza.
Sono persuaso dall'idea che vivere una cultura, esprimere e diffondere una tradizione sia qualcosa di inscindibile dal bisogno che tutti, indistintamente, proviamo nel testimoniarla.
Testimoniare altro non è che lasciare impresse sul selciato immacolato della conoscenza umana le tracce di un passato che rivive sempre uguale a stesso, con le sue cadenze, le sue pause, le sue improvvise accellerazioni.
Sostenuti dal forte desiderio di farci conoscere per tramandare e diffondere l'identità della nostra comunità locale, nel mese di giugno ho accolto con entusiasmo l'invito del Sindaco a partecipare alla rassegna annuale de "Il Molise a Ferrazzano" che ha lo scopo di promuovere i prodotti gastronomici, i manufatti artistici e le tradizioni dei paesi del Molise.
Sono stati tre giorni intensi ed emozionanti, con i visitatori che ci chiedevano spiegazioni sull'uso degli archibugi, sulla sfilata dei fucilieri, sulle modalità di caricamento delle armi, il tutto con l'entusiasmo di chi vede per la prima volta qualcosa che avrebbe dovuto conoscere perché molisano.
Volendo stemperare gli eccessi del senso di colpa confidatomi, ho dato a tutti appuntamento al 9 maggio 2003 a San Giuliano premettendo che la coreografia dei luoghi e l'atmosfera magica della parata potranno di certo far lucrare l'indulgenza per un peccato di omissione così grave, ma che tale indulgenza sarà tanto più generosa se l'invito sarà esteso ad amici e parenti.
Con l'arrivo della troupe di "Sereno Variabile" il 5 ottobre, la testimonianza è diventata occasione per far conoscere al grande pubblico di Raidue l'Associazione de "I fucilieri di San Nicola".
Nell'intervista che ho reso al conduttore Osvaldo Bevilacqua - andata in onda il 19 ottobre alle ore 18,30 - sono state illustrate le fasi del rituale del caricamento, le caratteristiche dei nostri archibugi e le ragioni di una così partecipata tradizione secolare, mentre andavano in onda i momenti più suggestivi della festa.
Ultima colorita notazione: anche l'nstancabile viaggiatore rosso - che ha scoperto tante amenità della nostra bella Italia - alla prova generale di sparo dei fucilieri intervenuti per le riprese ha esclamato : " Presidente, accidenti che colpi, dovete essere un popolo di coraggiosi per sopportare quaranta fucilieri che sparano contemporaneamente".
"Si " - ho risposto - " ma questa, caro Osvaldo, è sinfonia per le nostre mortali orecchie".
Un abbraccio caloroso a tutti gli emigranti sangiulianesi, ai devoti e simpatizzanti dei fucilieri di San Nicola.
Il vostro Presidente
Angelo Cefaratti
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